Qualche giorno fa Il Giornale ha pubblicato un articolo intitolato “Sbarchi giù dell’80 per cento, a luglio tutti in Spagna“. Nel pezzo, prontamente condiviso da numerosi esponenti della Lega, si legge “Salvini ha ragione a dire che la pacchia è finita” e, ancora, “Un calo si registra, soprattutto, da quando si è insediato il governo Conte”.

Sono vere queste affermazioni? Qual è la reale situazione degli sbarchi in Italia?

Per rispondere a queste domande non occorre andare lontano. È sufficiente scaricare dal sito del Ministero degli Interni i dati sugli sbarchi.

L’immagine a corredo di questo articolo riporta il numero di sbarchi nel 2016 (in blu), nel 2017 (in rosso) e nel 2018 (in verde), mese per mese. Per confrontare l’andamento di sbarchi prima dell’insediamento del governo Conte con quello dopo, occorre confrontare gli sbarchi del 2017 con quelli del 2018, mese per mese. Così facendo, scopriamo che a gennaio 2018 ci sono stati 4.182 sbarchi, contro i 4.468 di gennaio 2017 (un calo del 6,4 per cento); a febbraio 2018 ci sono stati 1.065 sbarchi, contro gli 8.971 di febbraio 2017 (un calo dell’88,2 per cento); a marzo 2018 ci sono stati 1.049 sbarchi, contro i 10.853 di marzo 2017 (un calo del 90,4 per cento); ad aprile 2018 ci sono stati 3.171 sbarchi, contro i 12.943 di aprile 2017 (un calo del 76.5 per cento); a maggio 2018 ci sono stati 3.963 sbarchi, contro i 22.993 di maggio 2017 (un calo dell’82.8 per cento); a giugno 2018 ci sono stati 3.147 sbarchi, contro i 23.526 di giugno 2017 (un caso dell’83.7 per cento); a luglio 2018, sinora, ci sono stati 1.737 sbarchi, contro gli 11.461 nello stesso intervallo di tempo a luglio 2017 (un calo dell’84.9 per cento).

Escludendo il peculiare caso di gennaio, scopriamo quindi che da febbraio a maggio, ovvero prima dell’insediamento del governo Conte, il calo degli sbarchi (dovuto all’accordo Minniti) è stato in media dell’84,4 per cento. A giugno e luglio, con il governo Conte in carica e la strategia di chiusura dei porti alle ong, il calo degli sbarchi è stato dell’84.3 per cento. I due numeri sono pressoché identici e dimostrano che la strategia di chiusura dei porti stabilita da Salvini e Toninelli non ha portato ad alcun calo degli sbarchi.

Ma c’è di più. Il 6 luglio 2018, l’UNHCR ha pubblicato i dati sulla mortalità tra i migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo.

Nell’articolo si legge: “Nel solo mese di giugno una persona su sette ha perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale, rispetto a una su 19 nella prima metà dell’anno.”

Questo dimostra non solo che la strategia di chiusura dei porti alle ong non ha portato ad alcun calo negli sbarchi, ma ha addirittura raddoppiato la mortalità tra i migranti (presumibilmente a causa dell’assenza di un supporto regolare da parte delle ong).

I dati parlano chiaro: sbarchi invariati e mortalità in aumento. Detto in altri termini, l’unico effetto della chiusura dei porti è stato quello di aumentare i morti.

Vorrei invitare il nostro Governo a ragionare di più sulle sue scelte. C’è la vita di esseri umani in palio.